Il Mausoleo franco-messicano attraverso il tempo
Anni dopo la Battaglia di Camarón:
Mancano i documenti di autenticità verificabile, il tesoro dello storico, per stabilire senza alcuna contestazione i precedenti dell’attuale “Monumento dei Legionari” di CAMARÓN. Senza dubbio, gli archivi della compagnia britannica che costruì la ferrovia Veracruz-Messico, attraversando la ormai famosa hacienda meno di un anno dopo la battaglia e gestendo questa linea fino al 1939, contengono dettagli che getterebbero luce su questa parte ancora oscura della nostra piccola storia. Tuttavia, diversi fattori ci hanno finora impedito di utilizzare questa fonte d’informazione.
Sappiamo che quando il colonnello JEANNINGROS e i suoi legionari arrivarono al borgo di CAMARÓN all’alba del 2 maggio 1863, scoprirono i corpi dei nostri combattenti accuratamente spogliati, divorati dai coyote e circondati, nel caldo torrido, da nuvole di avvoltoi. Mentre la mano di legno del capitano Danjou venne recuperata e in seguito divenne un simbolo del nostro valore marziale, una fossa comune fu scavata fuori dall’hacienda, molto vicino all’angolo sud-est, e vi furono sepolti i resti degli eroi. Una semplice croce di legno, collocata sul tumulo, divenne la prima testimonianza, per i passanti, dei sacrifici compiuti nella lotta. Secondo un ufficiale belga che rese gli onori e decorò la tomba alla fine del 1864, l’iscrizione recitava così:
QUI GIACE
La 3ª Compagnia del 1º Battaglione della Legione Straniera
Prima che il Corpo di spedizione si reimbarcasse per la Francia, ma in una data sconosciuta, un monumento sostituì la croce di legno, forse perché essa non aveva resistito all’alternanza di piogge torrenziali e sole tropicale, ma anche senza dubbio per la sua fragilità. Era troppo modesta per un tributo destinato a durare. Ascoltiamo l’ex caporale MAINE: “Non lontano da lì si innalza un tumulo sormontato da una colonna spezzata, attorno alla quale si avvolge una ghirlanda d’alloro; non vi è iscrizione, la sua gloria la sostituisce; è il Governo messicano a sostenerne i costi di manutenzione.” Diversi autori osservano che era circondato da una piccola “barriera” o “grata” di ferro. Secondo il comandante messicano Sebastián I. CAMPOS, “questo monumento fu distrutto durante la restaurazione del regime repubblicano da una mano sacrilega e anonima, quella di una persona che certamente intendeva il patriottismo come ostilità implacabile contro le ceneri degli eroi caduti in leale combattimento.”
Un terzo monumento, essenzialmente opera del signor Edouard SEMPÉ, Console di Francia a Veracruz, fu eretto — mediante sottoscrizione pubblica — con il sostegno del signor BLANCHARD DE FARGES, Ministro di Francia a Città del Messico. Fu completato nel 1892. La sua costruzione costò circa 5.000 franchi oro; l’importo raccolto tramite donazioni private fu integrato dal bilancio del Ministero della Guerra (Service de Santé-Tombes). Per qualche tempo, la stessa voce di bilancio coprì le spese di manutenzione assegnando a un abitante del luogo un pagamento mensile di 3 piastre, ossia circa 150 franchi oro all’anno. Sembra che in seguito i dipendenti della compagnia ferroviaria britannica se ne siano occupati fino a quando la loro impresa non fu acquistata dal Governo messicano. Il sito scelto si trovava a circa 5 metri a est della fossa comune originaria e a circa 6 metri dal binario di servizio della stazione. Comprendeva una sorta di camera funeraria con muri di mattoni lunghi circa 2 m, larghi 1,10 m, alti 0,80 m e spessi 0,35 m, la cui parte superiore era molto chiaramente ad arco. È lì che furono trasferite le ossa della prima tomba, mescolate con terra proveniente da altri luoghi. Il tutto era coperto da un rettangolo in muratura al cui centro appariva una lastra di marmo molto duro, di 1,70 x 0,70 m, recante la sua iscrizione già leggendaria.

ERANO MENO DI SESSANTA CONTRO UN INTERO ESERCITO; LA SUA MASSA LI SCHIACCIÒ.
COMBATTERONO FINO ALLO STREMO, FINCHÉ LA VITA — PIÙ CHE IL CORAGGIO — NON ABBANDONÒ QUESTI SOLDATI FRANCESI IL 30 APRILE 1863.
IN LORO MEMORIA, LA LORO PATRIA
ERESSE QUESTO MONUMENTO NELL’ANNO 1892.
Questa lastra poggiava su una base le cui due parti più lunghe erano smussate, con un’altezza approssimativa di 0,20 m nella parte anteriore e di 0,40 m in quella posteriore, conferendole una leggera inclinazione verso il visitatore.
Attorno alla muratura, file di mattoni piatti e quadrati di 0,40 m per lato davano all’insieme una dimensione di circa 5 x 3,75 m; un cancello in ferro battuto di circa 3,40 m di lunghezza, 1,80 m di larghezza e 1,60 m di altezza completava l’assetto generale. L’accesso all’interno di questa recinzione avveniva attraverso una porta abbastanza larga da permettere il passaggio di una persona, caratteristica che, a partire dal 1954, fu frequentemente utilizzata da coloro che venivano a deporre omaggi floreali alla testata della lastra. Un albero di “nacastle”, piantato direttamente accanto al Monumento sul lato orientale, crebbe rapidamente; nei primi anni del secolo copriva l’intera struttura con i suoi abbondanti rami. All’epoca, i dintorni erano aperti e solo poche case molto modeste si vedevano qua e là.
L’iniziativa del colonnello PÉNETTE:
L’idea di erigere un altro mausoleo risale al 1948, quando il colonnello PÉNETTE, ex ufficiale della Legione allora in servizio presso il quartier generale delle Nazioni Unite a New York, venne a raccogliersi sul luogo della battaglia. Trovò il Monumento del 1892 in cattive condizioni. La recinzione era allentata e rotta in diversi punti, il cancello era bloccato e impossibile da aprire, la ruggine si diffondeva ovunque, piccoli cumuli di terra si formavano sulla lastra, i mattoni della base si staccavano e l’erba spuntava tra le fessure. Talvolta la recinzione veniva usata per legarvi gli animali. Il grande albero era scomparso. Il vecchio custode nominato dal Governo francese era morto da molto tempo, in età molto avanzata, e non era stato sostituito. Tre anni prima, la tomba era appena stata parzialmente demolita per consentire la costruzione di una strada. Tutto lasciava pensare all’abbandono.
Questo totale stato di incuria non era visibile solo nei fatti; esisteva anche nelle menti. Nessuno in Messico, né presso l’Ambasciata di Francia né tra i membri eminenti della comunità francese, sapeva dire con precisione dove si trovasse Camarón; quasi nessuno ne aveva persino sentito parlare.
Profondamente colpito dal contrasto tra l’idea che, come ogni legionario, si era fatto per tutta la vita di questo luogo storico e la triste realtà, e dopo aver anche cortesemente ottenuto dal signor Robert de NOGARET, Console di Francia in Messico, che venissero eseguite le riparazioni necessarie, il colonnello PÉNETTE decise di cambiare questo stato di cose e di restituire a questo alto luogo il prestigio che meritava. Ma i risultati poterono emergere solo molto gradualmente.

