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Racconto ufficiale messicano:


RAPPORTO UFFICIALE DELLA BATTAGLIA DI CAMERONE
DEL 30 APRILE 1863, PRESENTATO DAL COLONNELLO
FRANCISCO DE P. MILÁN
COMANDANTE MILITARE DI VERACRUZ
AL SIGNOR IGNACIO COMONFORT, MINISTRO DELLA GUERRA E DELLA MARINA.

 

“Sigillo recante la dicitura: Esercito del Centro. Comandante in capo. In data 30 del mese scorso, il Comandante Militare di Veracruz mi scrive quanto segue:

‘Ho l’onore di informarLa che, in adempimento degli ordini ricevuti dal Suo Governo e da questo Quartier Generale il giorno 12 del mese ora in scadenza, mi sono messo in marcia per Jalapa al fine di collocarmi sulla strada che conduce da Veracruz a Orizaba, portando con me a tale scopo la Brigata del Centro, composta dai battaglioni “Independencia”, Guardie Nazionali di Jalapa, “Zamora” e “Córdoba”, che — insieme alle forze che sono riuscito a raccogliere in queste località — ammontano a seicentocinquanta fanti e duecento cavalieri.

Questa mattina sono uscito, come faccio frequentemente, per ricognire alcuni punti lungo la strada, portando con me la forza di cavalleria. Giunti su detta strada, ci siamo imbattuti in una forza francese che scendeva da Chiquihuite, e ho immediatamente ordinato di caricarla; tuttavia, avendo essa formato il quadrato, resistette all’urto e si ritirò rapidamente verso una casa in muratura situata nel luogo chiamato Camerone, dove si barricò e aprì feritoie nei muri dalle quali fare fuoco. La nostra cavalleria circondò la casa e, nel frattempo, richiamai con urgenza le forze di fanteria che avevo lasciato nell’accampamento e iniziai l’attacco.

Tuttavia, il nemico era ben protetto, e ci mancava l’artiglieria per aprire una breccia, così come gli strumenti da zappa per perforare i muri.

Il combattimento durò mezza giornata e terminò verso il calare della notte, e fu sostenuto dai nostri avversari con un coraggio ispirato dalla loro convinzione che noi fossimo soltanto guerriglieri e che non avremmo risparmiato la vita a nessuno di loro. Alla fine soccombettero, dopo che due ufficiali erano stati uccisi e l’altro ferito e posto fuori combattimento, insieme alla maggior parte della forza. Questa unità apparteneva alla 3ª Compagnia del 1º Battaglione della Legione Straniera; era comandata da un capitano che fungeva da maggiore del corpo, il quale fu ucciso, così come un altro sottotenente, mentre l’altro, che era l’alfiere del reggimento, fu gravemente ferito e fatto prigioniero. Dei sessanta soldati che comandavano, venti furono uccisi; dei restanti, sedici gravemente feriti e ventiquattro prigionieri caddero nelle nostre mani, senza che ne sfuggisse uno solo. Ripulimmo il campo, raccogliendo tutte le armi, e i prigionieri feriti furono assistiti con la massima diligenza dal servizio medico della brigata. Da parte nostra abbiamo pure avuto alcune perdite da deplorare, che Le riferirò in dettaglio non appena avrò ricevuto i rapporti dei comandanti delle unità. Il tenente colonnello José Ayala, Capo del mio Stato Maggiore, fu ucciso all’inizio del combattimento; tre tenenti e tre capitani furono feriti, e le nostre perdite tra la truppa ammontarono a sedici morti e diciotto feriti. Tutti i cittadini che componevano la Brigata del Centro compirono il loro dovere. A suo tempo Le comunicherò i nomi di coloro che persero la vita o versarono il loro sangue in difesa della nostra indipendenza. Nel frattempo, La prego rispettosamente di portare questa piccola azione all’attenzione del Presidente della Repubblica, informandolo che gli invasori continueranno a essere frequentemente molestati nel territorio di Veracruz.

E ho l’onore di trasmetterLe ciò per l’informazione del Presidente Costituzionale, al quale vorrà cortesemente esprimere le mie più cordiali congratulazioni per la vittoria riportata dalle nostre armi nell’impegno in questione. Libertà e Riforma, San Lorenzo, 7 maggio 1863. Ignacio Comonfort, Ministro della Guerra e della Marina.’”

Il Ministro della Guerra rispose come segue: “Questo Ministero ha ricevuto la Sua comunicazione datata 7 del mese corrente, nella quale Lei riferisce dell’azione che il comandante militare dello Stato di Veracruz ebbe con un distaccamento nemico di 60 uomini che scendeva da Chiquihuite, che egli circondò e combatté fino a costringerlo ad arrendersi, risultato che è stato altamente soddisfacente per il Presidente della Repubblica. Indipendenza e Riforma, 12 maggio 1863. Blanco. Al Comandante in capo dell’Esercito del Centro.”